domingo, setembro 12, 2004

Façam desta livraria um "museo dei sapori utile a farci toccare il passato"

[ou declaração de amor a Tonino Guerra]

EM ESPECIAL AOS DOMINGOS

Em especial aos domingos
quando ninguém está em casa
aí por finais de Junho
subo então ao terraço
para perceber além dos muros
a cidade silenciosa.

[na página 44 das Histórias para uma noite de calmaria]
Edição da Assírio e Alvim / Tradução de Mário Rui de Oliveira


A PARTIDA DE XADREZ

Um inglês e uma mulher da Rússia conheceram-se em Capri e viveram um breve e pungente encontro de amor. Depois o inglês regressou a Londres e a mulher à sua grande planície. Decidiram continuar o seu amor jogando uma longa partida de xadrez à distância. De tempos a tempos, chegava da Rússia uma carta com a jogada a fazer e, logo depois, chegava à Rússia a carta com os números de Londres.
Entretanto o inglês casou e teve três filhos. A amante viveu também um matrimónio feliz. A partida de xadrez prolongou-se ainda por vinte anos, com uma carta de cinco em seis meses. Um dia chegou ao inglês uma jogada de cavalo tão astuta que lhe ganhou a rainha. E ele percebeu que a jogada fora realizada por outra pessoa para lhe indicar que a mulher falecera.

[na página 100 das Histórias para uma noite de calmaria]
Edição da Assírio e Alvim / Tradução de Mário Rui de Oliveira


Tudo para Tonino se transforma em conto e em poesia: em viva voz ou por escrito, nas sequências do cinema, na prosa ou em verso, em italiano ou em romagnolo. Há sempre uma história na sua poesia; há sempre poesia em todas as suas histórias. E poesia quer dizer uma experiência precisa, concreta, inesperada, cheia de sentimento e com a acentuação de uma voz que nos fala.
Italo Calvino

CANTÈDA TRENTADÒ

Vóint dè fa ò mèss una ròsa te bicìr
sòura e' tavlióin dri la finèstra
Quant ch'a m sò incórt che tótt al fòi
agli éra musóidi e al stéva par caschè,
a m sò mèss disdài davènti e' bicìr
par avdài e' mumént che la rósa la muréva.

A sò stè un dè e una nòta ad aspitè.

La próima fòia la s'è spécca al nóv dla matóina
e a m la sò fata caschè tal mèni.
A n s éra mai stè me lèt d'un moribònd
gnénca quant che muréva la mi ma,
ch'a stéva in pi dalòngh in fònd a la strèda.

CANTO TRIGÉSIMO SEGUNDO

Vinte dias atrás meti uma rosa no copo
perto da janela em cima da mesinha.
Quando reparei que as folhas
perdiam o vigor
sentei-me diante do copo
para ver a rosa morrer.

Esperei um dia e uma noite.

A primeira pétala desprendeu-se às nove da manhã
e deixei que caísse em minhas mãos.
Nunca tinha estado ao leito de morte de um moribundo
nem quando minha mãe morreu,
pois então estava de pé, ao longe, no fundo da rua.

Em "O Mel" edição bilingue da Assírio
Traduzido directamente do romagnolo por Mário Rui de Oliveira

Fino ad oggi, i piu' grandi registi sono ricorsi alla sua preziosa esperienza di sceneggiatore: De Sica, Monicelli, i fratelli Taviani, Rosi, Tarkovskij, Fellini (decisivo il suo contributo ad Amarcord, inno poetico alla "romagnolità", vincitore del premio Oscar), Wenders, Angelopoulos (con il quale nel 1998 ha vinto la Palma d'oro al Festival del Cinema di Cannes per il film 'L'eternità e un giorno') e molti altri.

Tonino Guerra: la biografia




Qualcosa su di me *

'Sono nato a Santarcangelo di Romagna nel 1920.
Un'infanzia con le strade di terra battuta e le siepi con piccoli uccelli. Sono stato un grande cacciatore di lucertole e me ne vergogno. Ho studiato al mio paese, a Forlimpopoli e a Urbino dove c'erano dei professori eccezionali.
Mia madre era analfabeta. Le ho insegnato a scrivere. Ho letto il suo testamento nella casupola sulla sponda del fiume Uso, dove eravamo sfollati al tempo del fronte. Così era scritto sul foglio nascosto nell'astuccio di cartone dei suoi occhiali da vista:

Lasio tutti i miei beni a mio marito da fare tutto quello che vole.
Carabini Penelope

A quel tempo mia madre possedeva dei vasi di fiori.
Qualche giorno dopo mio padre, grande amico degli animali, mi manda a Santarcangelo a portare qualcosa da mangiare al gatto che avevamo abbandonato nella casa di via Verdi.
Così sono stato deportato in Germania.
In prigione ho cominciato a scrivere delle poesie in dialetto per tenere compagnia a dei contadini romagnoli che erano con me nel campo di concentramento di Troisdorf.
Sono arrivato alla stazione di Santarcangelo una mattina d'agosto del 1945. Credevano fossi morto. Per non spaventare mio padre e mia madre ho impiegato un giorno a percorrere il chilometro di strada che c'era tra la stazione e casa nostra di allora. Seduto sulla sponda di un fosso mandavo qualcuno a casa ad avvertire che c'erano in Altitalia ancora dei prigionieri che tornavano. Nel pomeriggio ho deciso di farmi vivo. Mio padre mi aspettava sulla porta di casa.
Non ci eravamo mai dati né baci né strette di mano; appena dei segni. Mi fermo a quattro metri da lui per non metterlo in imbarazzo. Il babbo mi guarda a lungo stringendo il mezzo toscano in bocca, poi toglie il sigaro spento e mi chiede:
-Hai mangiato?
-Moltissimo - rispondo.
Lui se ne va indaffarato verso il paese, senza girarsi neanche più indietro. Quando più tardi, circondato da parenti e paesani, siedo nella camera che chiamavamo "la saletta", arriva un uomo con una piccola valigia in mano.
-Cerca qualcuno? - gli chiedo.
-Sono il barbiere. Suo padre mi ha detto che devo fargli la barba.
Mi tocco il viso e mi accorgo di avere la faccia con la barba di due giorni.
Nel '46 Carlo Bo ha scritto la prefazione a un libretto di poesie in dialetto che ho pubblicato a mie spese, I Scarabòcc (Gli scarabocchi) e così mi ha tirato fuori dall'ombra. Poi sono stato a Roma e mi sono buttato a scrivere sceneggiature. Col tempo ho pubblicato due libri nella collana I gettoni diretta dall'amatissimo Elio Vittorini. Più tardi I bu, la raccolta di tutte le mie poesie in romagnolo con un saggio di Gianfranco Contini, grande uomo che continuo a ringraziare anche quando lo nominano sui giornali. E ogni tanto delle storie in italiano che pubblicava Bompiani. Sono tornato al dialetto col Miele edito da Maggioli, che è stato tradotto anche in Francia, e ho scritto una favola in italiano che contiene anche il sapore di un viaggio incantato nella Georgia, repubblica caucasica dell'ex Unione Sovietica. Si chiama La pioggia tiepida e ha vinto nel 1984 il premio Comisso. Ho scritto anche un poema che si intitola La Capanna.
Per molti mesi sono tornato a vivere in Romagna, a Santarcangelo e ho cercato di animare il mio paese con degli avvisi e manifesti che ora si trovano nel grande ambiente della Sangiovesa, la trattoria che ora è diventata un punto di incontro di mezz'Italia.
Dal 1989 abito a Pennabilli, il paese dove mio padre portava frutta e verdura, prima con i cavalli poi con un piccolo camion che tornando a Santarcangelo riempiva di carbone e legna.
Ho scritto diversi libri di poesia, e anche libri di racconti e diari. Tutte queste pubblicazioni si trovano dall'editore Maggioli di Santarcangelo.
Per quanto riguarda il cinema, a occhio e croce, penso di aver scritto una novantina di film, guadagnando molti premi e molte nomination all'Oscar: Amarcord ha vinto l'Oscar.
Ora il cinema si sta allontanando da me, tuttavia continuo a collaborare con Rosi, Antonioni e Theo Anghelopulos con il quale da poco ho finito di sceneggiare il sesto film che ha per titolo L'eternità e un giorno (vincitore del Festival del Cinema di Cannes nel 1998, n.d.r.).
Mi piace se piove o anche quando la nebbia copre completamente la valle del piccolo affluente del Marecchia, il Messa, e io ho l'impressione di vivere con me stesso'.

(* Breve autobiografia pubblicata nel volume: Tonino Guerra, a cura del Dicastero Cultura Rep. S. Marino, Maggioli editore, Rimini, 1985; successivamente integrata dall'autore stesso.)


[...] a poesia de Guerra não é furtiva, a avara revelação de uma verdade universal, mas, antes, como que um limiar muito limpo, através do qual ele nos leva a reconstruir o mundo e a emoção. É, em suma, uma expressão descontaminada do sentimento-a-mais e da ideia-a-mais que tanto afligem, por vezes, a poesia[...]
Assim se me depara a poesia de Tonino Guerra, que, entre nós, só encontra paralelo (e não me refiro, está bem de ver, a qualidade) na poesia de Sophia (por vezes) e na poesia de António Reis (cada vez mais).

Alexandre O'Neill
Em "Uma coisa em forma de assim" Edição da Assírio e Alvim

O sentido de suspensão do tempo, o peso dos silêncios e daquilo que as palavras não chegam a dizer, o mistério das coisas nunca inteiramente reveladas e, até, as sugestões visuais ou o isolamento das personagens nos enquadramentos, tudo isso é familiar às fixações mágicas do argumentista.

Vicente Jorge Silva

Edições em português:

O Livro das Igrejas Abandonadas ... com tradução de José Colaço Barreiros
e prefácio de Vicente Jorge Silva,
com uma bela fotografia de Ilda David.

Histórias para uma noite de calmaria... Traduzido por Mário Rui de Oliveira, é a tradução de Il Polverone - storie per una noite quieta e traz na capa um pastel do próprio poeta.

O Mel ... edição bilingue com tradução directamente do romagnolo por Mário Rui de Oliveira, também traz um pastel de Tonino por fora.





Faltam-nos:

Il Viaggio, Maggioli editore, Rimini, 1986 (Premio Nonino).
Dal poema è stato tratto il film "Viaggio d'amore" diretto da Ottavio Fabbri, con Lea Massari e Omar Sharif

Piove sul diluvio, Pietroneno Capitani Editore, Rimini, 1997.

I bu, Maggioli editore, Rimini, 1993 (Prima edizione: Rizzoli, 1972)

L'Orto d'Eliseo, Maggioli editore, Rimini, 1989

Il vecchio con un piede in Oriente, Maggioli editore, Rimini, 1990

La Capanna, Maggioli editore, Rimini, 1985 (Premio Gozzano)

I cento uccelli, Maggioli editore, Rimini, 1997 (Prima edizione: Bompiani, 1974)

A Pechino fa la neve,[una cosa teatrale] Maggioli Editore, Rimini, 1992

Cenere, MetroLibri, San Lazzaro (BO), 1990

L'Aquilone de Michelangelo Antonioni e Tonino Guerra, L'Aquilone. [Una favola senza tempo], Maggioli editore, Rimini, 1982

L'albero dell'acqua,[dedicato soprattutto a Ezra Pound] Libri Scheiwiller, Milano, 1992 (A cura di Luca Cesari).